Dietro le quinte dei vlog di Zandegù, la content factory zuzzurellona

Dietro le quinte dei vlog di Zandegù, la content factory zuzzurellona

Storie

“Di lavoro tiriamo fuori i sogni dai cassetti”. Così si presentano al pubblico Marianna Martino e Marco Alfieri, la cui creatura Zandegù è nata come casa editrice ma si è poi trasformata in una factory a 360* che produce ebook, corsi, eventi, ma anche un sacco di video ben fatti, organizzati come vere e proprie mini web serie, e soprattutto con la giusta costanza che – e non ci stancheremo mai di ripeterlo  – è ciò che davvero fa la differenza.

E infatti sul canale YouTube, ben organizzato e curato, ce n’è per tutti i gusti: il Talk Shocco, chiacchiere in libertà sul sedile posteriore di un auto, Consigli con la Z, format nato dalle dirette del duo, e soprattutto Mamma, guarda che lavoro!, un viaggio nel mondo delle professioni poco convenzionali in compagnia di freelance o piccole startup ospiti del format.

Quali superpoteri avranno per produrre tutti questi contenuti mandando contemporaneamente avanti l’aziendina?

Marianna, com’è nata l’idea di utilizzare video per promuovere la vostra attività?

Devo essere onesta: i video mi hanno sempre affascinato. Appena aperta Zandegù vagheggiavo di fare una web Tv e ammetto che, sotto sotto, l’idea ancora mi sembra interessante!
Un anno fa abbiamo deciso di rispolverare i nostri corsi online: volevamo rilanciarli con una nuova veste. Siccome avevamo deciso, per economizzare, di fare tutto da noi, ho pensato che, per allenarci a quel grande progetto, potevamo iniziare a cimentarci con qualche video da postare su YouTube. Così potevamo imparare come si usa una fotocamera, come giocare con le luci e prendere confidenza, soprattutto, col montaggio. Io, poi, che dovevo pure fare la docente in uno dei video corsi, ho pensato che sarebbe stata una buona idea mettermi alla prova davanti alla camera per abituarmi all’obiettivo.
È nato così, per gioco e per allenarci, il Talk Shocco, una serie di video dove Marco e io raccontavamo un po’ di noi all’interno della nostra rombante Panda 5 porte. Ovviamente ci abbiamo preso gusto e, col tempo, i contenuti video si sono moltiplicati.

Fare video è uno sbatti, ma voi avete capito bene quanto è importante la costanza. Vi minacciate l’un l’altro o vi viene proprio spontaneo essere prolifici e avere continuatità?

Devi sapere che io ho un caratterino simile a quello di un dittatore. Non per niente mia mamma mi chiama Pol Pot! Sono molto organizzata e, se mi metto in testa di fare una cosa, difficilmente non la porto a termine. Sono naturalmente portata a essere affidabile e costante e trascino nel mio vortice chi lavora con me. È davvero una bella fortuna, perché la creazione dei nostri nuovi video della serie “Mamma, guarda che lavoro!”, ma anche banalmente la produzione delle dirette che facciamo ogni settimana su FB e IG, è un lavorone gigante: preparazione dei contenuti prima, ricerca, riprese, montaggio, promozione. In generale, però, ogni volta che decidiamo di implementare un tipo di contenuto (video, foto, testo, ecc) nella nostra strategia di comunicazione, ci diamo almeno 6 mesi di tempo per vedere se funziona o no. 6 mesi dove dobbiamo per forza di cose essere costanti se alla fine vogliamo avere dei risultati utili da misurare.

Qual è il vostro flusso di lavoro? Come vi siete organizzati e che strumenti utilizzate?

I nostri vlog sono delle interviste a professionisti che fanno lavori poco convenzionali. Abbiamo iniziato a gennaio e ne pubblichiamo due al mese. Ogni puntata ha un tema che affrontiamo raccontando il nostro punto di vista e raccogliendo il parere dell’intervistato. Per i vlog il flusso è questo: io mi occupo di cercare i professionisti da intervistare, organizzo l’appuntamento per le riprese, scelgo il tema, faccio ricerca e preparo le domande. Marco si occupa delle riprese, che facciamo con una Panasonic Lumix DMC-LX100 e un registratore Tascam DR-05, e del montaggio fatto con Final Cut Pro X.
Il nostro grafico Alessandro Pelissetti si occupa delle parti animate del vlog (sigla e sottopancia), realizzate con Adobe After Effects.
Una volta che il vlog è montato la palla passa di nuovo a me per la promozione sui social.

Che tipo di feedback avete dalla vostra cerchia? Ci sono critiche, complimenti, interesse?

I feedback che stiamo ricevendo sono davvero ottimi! La reach organica dei video su Facebook, al netto del calo degli ultimi mesi, è discreta e, grazie al networking che si è creato con gli intervistati, stiamo allargando piano piano la nostra cerchia e ci stiamo facendo conoscere da persone nuove che prima non sapevano dell’esistenza di Zandegù. Per ora non abbiamo ricevuto commenti negativi ai vlog e le tematiche trattate nei video sono molto apprezzate dagli altri freelance o dalle piccole ditte che ci seguono, per la schiettezza con cui raccontiamo il lavoro di tutti i giorni e i suoi problemi.
Fare video a questo ritmo è indubbiamente un lavoraccio, specie per ché non siamo dei professionisti. È ancora troppo presto per riuscire a capire se c’è un vero ritorno economico o di immagine, ma questi primi riscontri ci fanno ben sperare e ci danno la carica per continuare a produrre vlog!

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